AMBIENTI DOMESTICI E DI VITA

La Casa
Le abitazioni tradizionali della Valfurva erano realizzate utilizzando tronchi sovrapposti orizzontalmente e fissati con un incastro a doppio pettine. I tronchi alla base della casa, soggetti ad un rapido deterioramento, sono stati successivamente sostituiti da zoccoli di pietre a secco. I tetti erano rivestiti di tegoline di legno (le scàndole). Il legno era utilizzato anche per i canali di gronda che avevano solitamente la parte terminale sagomata a forma di testa di drago, testimonianza d’antiche credenze, e riportavano incisa la data e il nome del costruttore. I pavimenti delle stalle, delle corti e dei mulini erano anch’essi realizzati con tronchetti di legno infissi nella sabbia.

 
La stanza
Era il locale più importante della casa ed era rivestito di larghe tavole di legno e riscaldato dalla stufa costruita in muratura. La stanza comunicava con la cucina mediante uno sportello attraverso il quale venivano passate le vivande da consumare stando comodamente seduti al caldo. La famiglia, sempre molto numerosa, stava in un locale di pochi metri quadrati occupati dal letto, dalla culla, dalla cassapanca, dal portacatino e dalla stufa. Il poco spazio a disposizione costringeva a soluzioni ingegnose: il basso letto rientrante sotto quello matrimoniale e il tavolo da poter affrancare a parete costituivano un espediente per guadagnare spazio. Era sempre presente nella stanza un armadietto, posto in alto sopra la stufa, destinato a contenere oggetti importanti o preziosi.

 
 
La cucina
La cucina, ricostruita come un tempo, era un locale buio, annerito dal fumo, con il pavimento in terra battuta o di lastre di pietra, con il focolare e pochi mobili semplici: la piattaia per piatti e scodelle, un armadio a parete con tanti cassetti dove riporre posate, pane e companatico e, sotto i cassetti, una serie di ganci per appendere i secchi di rame per l’acqua. Il focolare era munito di più catene per consentire a diverse famiglie di cucinare contemporaneamente. I recipienti per la cottura erano di rame, ghisa, bronzo e pietra ollare. Le grosse olle di terracotta contenevano gli unici condimenti di un tempo: il burro “cotto” e lo strutto ottenuto dalla liquefazione del grasso del maiale. Al soffitto della cucina erano agganciate delle pertiche per appendere ad affumicare i salami o a seccare il pane di segale.

 
 
Cibi e bevande
In questa sezione si trovano gli utensili usati per la preparazione del caffé e dell’orzo: il tostacaffé, diversi modelli di macinacaffé e alcuni ingredienti per dare più gusto alla bevanda, come l’estratto di caffé e la cicoria. Si possono vedere anche: il mastello di legno in cui si preparavano e si conservavano i crauti (cavoli tagliati a strisce sottili e conservati sotto sale), la macchina per fare il gelato, l’alambicco per preparare la grappa e in una vetrinetta alcune bottiglie dell’acqua ferruginosa dell’antica fonte di S. Caterina Valfurva, sfruttata dalla metà del '800 alla metà del '900 circa.

 
La montagna
Vivere in montagna, un tempo, significava affrontare quotidianamente fatiche e diversi sacrifici per usufruire delle poche risorse esistenti. Solo in tempi relativamente recenti la valle ha potuto includere tra le sue fonti di reddito attività come lo sci, diffusosi principalmente per opera dei soldati skiatori della prima guerra mondiale, e l’alpinismo. A partire all’incirca dalla metà dell'Ottocento famosi alpinisti stranieri iniziarono a scalare le vette principali delle nostre montagne e si aprì così ad uomini forti e intraprendenti del posto la possibilità di un nuovo lavoro. Alpen-stok, piccozze, ramponi, corde, sci, testimonianze di queste professioni sono qui esposte con altri attrezzi usati dalla popolazione per divertirsi sulla neve e sul ghiaccio e per spostarsi fra le varie frazioni.

 
Il trasporto
Il contadino, una volta, utilizzava vari mezzi per il trasporto: gerle, ceste, zaini, carriole, carretti e slitte. Questi erano presenti in tutte le case e venivano usati indistintamente dagli uomini, dalle donne e dai ragazzi. Per risparmiare fatica il contadino utilizzava gli animali da tiro e da soma, equini e anche bovini. Le due cassette da basto munite di fondo apribile, usate per il trasporto e lo spargimento del letame, sono un esempio dell'inventiva dell’uomo, sempre capace di trovare le migliori soluzioni per rendere meno faticoso il proprio lavoro. Le strade d’inverno rimanevano innevate per lungo tempo e la gente, per spostarsi, si serviva di particolari slitte, con più posti a sedere. Alcuni esemplari sono esposti ben in evidenza in questa sezione del Museo.

 
La scuola
L’aula scolastica con i banchi di legno a due posti, la cattedra un po' rialzata per permettere alla maestra di sorvegliare la classe, sempre molto numerosa, la lavagna mobile con la panchetta per far salire i più piccoli a scrivere, è stata ricostruita com’era un tempo. La generazione che ha frequentato la scuola intorno alla metà del secolo scorso riconoscerà senz’altro in questo piccolo reparto la sua aula: cartelle di legno, di cartone, di stoffa, gli astucci, i quaderni, i libri, le penne e i pennini, così simili a quelli qui esposti. Alcuni ricorderanno anche quanto fosse divertente andare a scuola d’inverno, con la neve, seduti sulla propria cartella di legno, divenuta per l’occasione una velocissima slitta.

 
La guerra 1915-18
La Valfurva è stata teatro di difficili ed aspre vicende durante la prima guerra mondiale. Il fronte d’alta quota andava dal Passo dello Stelvio al Passo Gavia e includeva le principali vette del Gruppo Ortles-Cevedale che allora segnavano il confine tra Italia e Austria. In questa sezione è stata ricostruita una baracca militare ed è esposta una vasta documentazione di materiali bellici (mitraglie, fucili, baionette, frammenti di bossoli di diverso calibro, maschera antigas, lanterne, soprascarpe, ramponi, badili, picconi). E’ anche ben visibile una scala in corda di canapa con pioli di legno usata dai soldati per superare difficili passaggi in alta quota. La parte centrale di questa sezione del Museo rievoca le battaglie svolte sul monte S. Matteo e ricorda la valorosa figura del Capitano Arnaldo Berni, nato a Mantova nel 1894 e caduto, con altri soldati, sulla cima S.Matteo il 3 settembre 1918.

SISTEMA MUSEALE

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