ANTICHI MESTIERI

Il Mulino
In passato l’economia della valle si basava principalmente sullo sfruttamento della terra e la coltivazione della segale rivestiva un ruolo fondamentale. La farina, ottenuta dalla sua macinazione, era uno degli ingredienti essenziali per produrre il pane di segale. In Valfurva erano presenti diversi mulini che funzionavano grazie all’energia idrica di ruscelli e torrenti.

Il vecchio mulino del museo, perfettamente funzionante, e il profumo della farina che esce dalle grosse macine di pietra, suscitano sempre un grande fascino. Sono presenti tutti gli attrezzi legati alla coltivazione della segale: dallo staio, all’erpice, al correggiato, al ventilabro, al vaglio, ai setacci, al capiente scrigno per la conservazione dei cereali

 
 
Il forno
II forno a legna, ricostruito in pietra secondo la struttura tradizionale, era utilizzato due volte l’anno per cuocere quintali di pane nero di segale, cibo di tutti i giorni tranne che nelle feste di Natale e Pasqua, quando sulla tavola faceva la sua breve comparsa il pane bianco di frumento. In passato fare il pane era un evento importante che coinvolgeva tutta la famiglia e tutto il vicinato. In questa sezione è esposto tutto ciò che serve per la preparazione e la cottura del pane: la madia per l’impasto, la secchia per il lievito, le assi ricoperte di fasce di lino dove venivano fatte lievitare le ciambelle, gli attrezzi da usare per pulire il forno, le pale per infornare e sfornare e la rastrelliera dove infilare il pane a seccare. E’ presente anche un curioso strumento: un grande “schiacciapatate” in legno, costruito su misura per essere appoggiato sopra la madia, con il quale si schiacciavano le patate da unire alla farina di segale per formare un impasto speciale per un pane diverso dal solito.

 
 
Il falegname
Il legno ha sempre avuto un ruolo essenziale nella vita dell’uomo della montagna. Era usato come materiale per costruire le case, come combustibile per il riscaldamento e come elemento primo per la realizzazione di mobili e attrezzi vari d’uso quotidiano. Nel passato tutti sapevano lavorare il legno e ricorrevano quindi al falegname di professione solo per realizzare lavori complessi. La falegnameria del museo mostra moltissimi strumenti come pialle, seghe, trapani, raschietti, spesso marcati e finemente intagliati. Vi sono esposti anche il banco da falegname e diversi attrezzi quali la sega a nastro, la sega trentina e il tornio. I due tubi di legno ben in vista su una parete, accanto alle lunghe trivelle, documentano come un tempo anche gli acquedotti erano realizzati in legno.

 
 
La tessitura
L’allevamento delle pecore per ricavare la lana e la coltivazione del lino, fibre che venivano poi lavorati in proprio costituivano per la famiglia di un tempo importanti attività economiche. Molteplici erano le fasi di lavorazione e di trasformazione di queste materie prime, specialmente del lino, con le quali si realizzavano gli abiti e la biancheria per la casa. Nelle case c’era sempre il telaio che donne e ragazze sapevano usare con abilità assieme ad altri attrezzi come scardassi, fusi, rocche, filatoi, aspi, arcolai, e aghi da calza per realizzare manufatti e tessuti per abiti semplici, ma anche per confezionare raffinati corredi nuziali e pagliaccetti per neonati.

 
 
Il calzolaio e il funaio
II calzolaio era uno dei mestieri tipici della Valfurva ed era svolto prevalentemente fuori della valle. I calzolai ambulanti si spostavano a piedi portandosi sulle spalle il deschetto in cui erano custoditi gli attrezzi per realizzare scarpe di cuoio su misura: il martello, la lesina, il trincetto, le forme di legno e i vari chiodi che servivano a rinforzare le suole anch’esse di cuoio. Si fermavano nei paesi, dormendo spesso nei fienili, lavoravano con abilità e si accontentavano di poco. Anche i funai avevano lo stesso stile di vita dei calzolai. Essi, con l’aiuto di pochissimi arnesi, sapevano ricavare dalla pelle delle mucche e dei vitelli funi resistenti per molteplici usi. Accanto alle scarpe esposte si possono vedere gli zoccoli di legno, i sandali sempre di legno, le pantofole di pezza e panno da usare in casa, e alcune macchine per cucire che documentano l’evoluzione di questo antico mestiere.

 
 
Il macellaio
La macellazione del maiale era fatta presso le famiglie, richiedeva tempo e una buona preparazione da parte del macellaio che sovrintendeva a tutte le operazioni. Dalla sua abilità e dalla scelta del periodo favorevole dal punto di vista della luna dipendeva la perfetta conservazione dei vari salumi destinati a nutrire la famiglia per molti mesi. Il macellaio lavorava soprattutto durante l’inverno e disponeva di tutti gli arnesi necessari per questo lavoro: coltelli, tritacarne, insaccatrice. Da notare, tra i vari utensili esposti, il grosso ceppo su cui si tagliavano finemente le varie parti del maiale, quando ancora non esisteva la macchina tritacarne, per ricavare diversi tipi di insaccati e la pressa costituita da due grosse tavole di larice, entro le quali venivano compressi la pancetta e il lardo.

 
 
 
Il latte
II latte ha sempre rappresentato per la popolazione di un tempo un nutrimento fondamentale. Esso veniva consumato direttamente o usato per la preparazione di cibi e bevande. Con i prodotti derivati dalla sua lavorazione la famiglia contadina si procurava gran parte del companatico: il burro, il formaggio, la ricotta e persino un tipo di aceto che sostituiva quello di vino. Diversi sono gli attrezzi e i recipienti usati nelle varie fasi di lavorazione tutti prevalentemente in legno: secchi, brente, vasche, zangole, forme per il formaggio, stampi per il burro. Il grosso recipiente in cui si lavorava il latte per ottenere il formaggio, per essere spostato con facilità, era appeso ad un braccio girevole, collegato ad una piantana fissata a lato del focolare. La casetta di legno munita di scale esterne è un’ingegnosa trappola per i topi che frequentavano le cantine, un tempo ben rifornite di appetitosi formaggi e salumi.

 

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