Patrimonio


La visita al Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio, che si sviluppa su due rilievi, il Dosso dei Castelli e il Dosso Giroldo, permette di conoscere la storia valtellinese più antica, immergendosi in un suggestivo ambiente naturale. Si tratta di un viaggio nel tempo che inizia nella Preistoria, con le migliaia di figure incise sulla Rupe Magna e i reperti provenienti dagli scavi archeologici, prosegue con le vestigia del Castello Vecchio, risalente al X-XI sec e si chiude con il Castello Nuovo, risalente al 1350, caratterizzato da una doppia cinta di mura difensive.

 
 
 
La Rupe Magna
In Valtellina il gruppo di incisioni più consistente è quello di Grosio: soltanto la Rupe Magna, nei suoi 84 metri di lunghezza e 35 di altezza, ospita più di 5000 figure incise databili tra la fine del neolitico (IV millennio a.C.) e l’Età del Ferro (I millennio a.C.). Numerosi sono i temi figurativi incisi sulla Rupe Magna: figure antropomorfe, tra le quali si riconoscono oranti, armati e lottatori, figure di animali, figure geometriche, coppelle, rastrelli e croci. Alcune croci, simboli di religiosità cristiana, attestano l’uso di incidere la roccia anche in età storica. Tra il 1991 e il 1995 le incisioni della Rupe Magna sono state rilevate e studiate integralmente.

La pratica di incidere le superfici rocciose è attestata in tutto l’arco alpino. In Lombardia esistono due aree con forte concentrazione di arte rupestre, la Valle Camonica e la Valtellina, che mostrano analogie, ma anche caratteristiche locali. La maggior parte delle incisioni rupestri è realizzata con la tecnica detta “a martellina”, ottenuta picchiettando la superficie con uno strumento di pietra, chiamato “percussore”, che crea piccole cavità circolari.
Un'altra tecnica adottata è quella "filiforme" o "a graffito": in questo caso le raffigurazioni sono ottenute incidendo la superficie rocciosa con uno strumento a punta.

 
 
L’Antiquarium
L’esposizione museale si trova presso la Ca' del Cap, nelle sale attigue al punto informazioni e al bookshop. Le sale ospitano una selezione significativa di reperti archeologici riconducibili agli abitati pre-protostorici rinvenuti sui Dossi di Grosio. Si tratta soprattutto di manufatti in ceramica e bronzo che documentano le frequentazione del territorio dall’Età del Bronzo Medio (XVI sec. a.C.) alla fine dell’Età del Ferro (I-II sec. a.C.). Sono inoltre esposti i materiali provenienti dagli scavi archeologici effettuati nell’area dei castelli e della chiesa romanica

 
 
Il Castello Vecchio (SS. Faustino e Giovita)
L’edificio più antico fu realizzato attorno al X-XI secolo ed è rimasto in uso fino al XVII secolo. La relativa angustia del fabbricato, quasi costretto a seguire la morfologia del colle, fa pensare più che a un’opera difensiva vera e propria ad una prestigiosa affermazione di potere del feudatario. I resti murari conservati permettono il riconoscimento del perimetro del castello e di alcune strutture pertinenti: tra queste svetta il campaniletto romanico, attiguo alla piccola cappella, che presenta, al centro del presbiterio, due tombe scavate nella roccia. Recenti indagini archeologiche in quest’area hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un precedente edificio di culto, probabilmente un oratorio del VII-VIII secolo d.C.

 
 
Il Castello Nuovo Visconteo
Realizzato tra il 1350 e il 1375 per volere dei Visconti, il Castrum Novum fu concepito per rispondere alle nuove esigenze strategiche, come testimoniano la doppia cortina di mura a scopo difensivo ed il poderoso donjon, la torre fortificata alla quale veniva affidata l’estrema difesa del castello. Ad esclusione di un’incursione da parte dell’esercito visconteo al comando di Giovanni Cane, che calò su Bormio sottomettendola al Ducato di Milano nel 1376, il Castello Nuovo non venne più coinvolto in fatti d’arme fino al 1526, quando il governo Grigionense delle Tre Leghe, che dominava la Valtellina, ne ordinò lo smantellamento insieme a tutte le fortificazioni esistenti in valle. Cadde in disuso fino al 1620, periodo in cui venne riattato in occasione della Guerra di Valtellina, conosciuta anche col nome di Sacro Macello.

 
 
L’ambiente
II Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio è inserito in un contesto ambientale e paesaggistico di grande bellezza e di notevole interesse naturalistico: dal colle della Rupe Magna il panorama è dominato da maestosi alberi di castagno, che caratterizzano da secoli il paesaggio montano della Valtellina ed hanno rappresentato una fondamentale risorsa per la popolazione, fornendo cibo e materia prima. Nei pressi della Rupe Magna e sulla sua stessa superficie rocciosa è facile osservare la presenza di specie vegetali che possono sopravvivere anche in presenza di terreni poco profondi ed in un contesto climatico anche molto caldo e secco: nelle fratture o nelle piccole cavità della roccia albergano muschi e licheni, purtroppo molto nocivi per la conservazione delle incisioni rupestri. Sono poi diffuse alcune specie di graminacee, di piante grasse del genere Opuntìa e cespugli di Timo Serpillo.

 
PARCO DELLE INCISIONI RUPESTRI DI GROSIO

via San Faustino Grosio

23033 Sondrio
T. 0342 847233
C. 346 3331405
info@parcoincisionigrosio.it
www.parcoincisionigrosio.org
ORARIO DI APERTURA
I castelli sono sempre accessibili senza restrizioni di tempo.
La Rupe Magna, il Ca 'del Cap e l'Antiquarium sono aperti tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.00.
Visite guidate: tutti i giorni alle 10.00, alle 14.00 e alle 16.00.
Possibilità di apertura straordinaria per gruppi, su prenotazione.
Chiusure straordinarie sono previste in caso di pioggia o neve.